Mobilità del lavoro in Europa: il rischio è di… “non notificarla”

Distacco Transnazionale in Europa – Gli effetti della direttiva 2014/67 e un’utile guida per affrontare il percorso a ostacoli che caratterizza l’invio in trasferta o il distacco di dipendenti in Europa

Nel corso di un seminario tenutosi a Firenze pochi giorni prima del referendum sulla Brexit del 23 giugno 2016 l’economista Brigid Laffan Professoressa presso l’Istituto Universitario Europeo sintetizzava “(…) se l’esito del referendum sarà a favore del leave, sarebbe per molti versi un salto nel buio… la posta in gioco è incredibilmente elevata per entrambe le parti”. Pare che la Prof. avesse ragione. Guardando peraltro al tema della mobilità del lavoro in Europa del 2019 lo scenario va letto e declinato in una modalità che va oltre la Brexit: un vento protezionistico e tendenzialmente anti-europeista si è diffuso in molti paesi europei, è stato frequente il refrain “va posto maggiore controllo alla mobilità intraeuropea, è necessario sapere se Mr Rossi è presente o meno in Francia così come Mr Schultz in Spagna”… soprattutto si è sentito il pressing del tecnico rumeno, diciamo… Mr Ungureanu, che molte aziende hanno iniziato a utilizzare presso le loro organizzazioni, magari attraverso distacchi dalla consociata rumena verso la capogruppo italiana, francese, olandese, austriaca.

È così che nella UE un consesso di visioni trasversali ha portato all’emanazione della Direttiva 67/2014 con la quale Bruxelles ha voluto regolamentare e fornire un quadro più chiaro sulla libera circolazione dei lavoratori, per corroborare la precedente Direttiva 96/71 relativa al distacco dei lavoratori nell’ambito di prestazioni di servizi. Lo scopo della Direttiva 67/2014 è stato proprio quello di aggiornare le precedenti disposizioni, in particolare intervenire contro il rischio di dumping sociale.

Il 2019 è il primo anno di pieno regime della direttiva, nel senso che tutti gli Stati membri dell’UE, con la sola eccezione del Regno Unito, l’hanno recepita all’interno dei rispettivi sistemi legislativi.

Pertanto, in tutti i Paesi dell’Unione Europea vigono normative che disciplinano le condizioni minime di lavoro garantite, gli obblighi di notifica, conservazione documenti e rappresentanza in caso di distacco in un altro Paese dell’UE. E le aziende devono adeguarsi: se non lo fanno il rischio è quello di incorrere in sanzioni e penalità che in alcuni paesi possono essere molto significative.
ECA Italia si è attivata al fine di essere la prima società in Italia in grado di mettere a disposizione della famiglia HR, dei professionisti delle risorse umane e dei consulenti, uno strumento agile, di taglio manageriale, con informazioni in bullet point essenziali per la comprensione e il posizionamento di questo nuovo fenomeno gestionale.

Si tratta di Distacco Transnazionale in Europa – Gli effetti della direttiva 2014/67 un prodotto editoriale on line che raccoglie le linee guida di questo nuovo percorso cui le aziende che spostano lavoratori in Europa non possono e non potranno sottrarsi. La nuova pubblicazione on line sul blog di ECA Italia (www.distaccoestero.com) indica la via da seguire nel percorso a ostacoli che caratterizza l’invio in trasferta o in distacco di dipendenti in Europa…

Andrea Benigni
Amministratore Delegato di Eca Italia

La conversazione su questi temi continua al 48° Congresso Nazionale AIDPIntelligenza artificiale Intelligenze umane Quando il plurale fa la differenzaad Assisi, il 7 e 8 giugno.

https://congresso.aidp.it/

#AIDP2019

 

 

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