Il benessere è diventato un tema centrale nelle agende aziendali, ma richiede oggi un cambio di prospettiva. Non basta ampliare l’offerta di iniziative: è necessario comprendere cosa vivono davvero le persone. L’ascolto organizzativo diventa così la leva per costruire strategie di wellbeing realmente efficaci.
Negli ultimi anni il tema del benessere è entrato con forza nelle agende delle organizzazioni, diventando parte delle strategie HR, degli obiettivi di sostenibilità e delle leve di employer branding. Eppure, osservando da vicino ciò che accade nelle aziende, emerge ancora una distanza significativa tra gli sforzi messi in campo e la percezione delle persone. Una distanza che non nasce da una mancanza di iniziative, ma dalla difficoltà di comprendere cosa significhi oggi stare bene al lavoro.
Da anni portiamo avanti l’Osservatorio Balance, nato dall’esperienza del servizio JOY Balance: lo strumento di ascolto organizzativo e supporto psicologico che abbiamo lanciato in diverse aziende. E proprio l’ultima edizione, presentata poche settimane fa, mette in luce come accelerazione, incertezza e pressione abbiano trasformato il modo in cui le persone vivono il lavoro, generando una condizione diffusa di stress e adattamento continuo. Le evidenze raccolte mostrano che il malessere non può più essere letto come una responsabilità individuale o un fenomeno episodico, ma come un elemento strutturale dell’esperienza lavorativa contemporanea.
Questo richiede un cambio di prospettiva: non intervenire solo sui sintomi, ma comprendere le dinamiche che li generano. In questo scenario, diventa fondamentale lavorare sull’ascolto organizzativo rafforzandone anche la dimensione culturale affinché sia visibile, riconoscibile e legittimato all’interno dell’organizzazione. Dare un nome ai momenti di ascolto, costruire spazi espliciti di confronto, rendere chiaro che esiste un luogo in cui è possibile portare il proprio vissuto non è un dettaglio formale, ma un passaggio essenziale per far agire proattivamente le persone rispetto all’essere ascoltate. Allo stesso tempo, è necessario accompagnare questo processo con un’evoluzione della leadership, che deve sviluppare sempre più competenze di ascolto e di lettura dei segnali deboli.
È in questo passaggio che il Corporate Wellbeing smette di essere un insieme di iniziative frammentate e diventa l’obiettivo strategico che consente all’organizzazione di evolvere e prosperare. Dunque la sfida che oggi le aziende hanno di fronte non è quella di fare di più, ma di spostare l’attenzione dalla progettazione di soluzioni standardizzate alla capacità di leggere ciò che accade realmente nelle organizzazioni, accettando anche la complessità e le ambiguità che questo comporta. Solo partendo da un ascolto strutturato e continuativo è possibile costruire strategie di benessere realmente rilevanti per le persone e, allo stesso tempo, efficaci per l’organizzazione in termini di attraction, retention, ma anche in termini di competitività aziendale.

Anna Zattoni
Co-CEO di Marsh Jointly
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“Il Coraggio della Competenza. Non è mai troppo presto, non è mai troppo tardi“
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