Per anni il tempo, in azienda, è stato soprattutto una variabile da amministrare: orari, presenze, turni, permessi, ferie. Oggi non basta più. Il tempo è diventato una delle dimensioni attraverso cui le persone leggono la qualità del lavoro, la credibilità della leadership e la coerenza dell’organizzazione. Ma proprio perché il tema è entrato stabilmente nel lessico HR, occorre evitare un equivoco: il welfare del tempo non è una concessione gentile, né un benefit da aggiungere a catalogo. È una scelta organizzativa. E, come ogni scelta, richiede priorità, metodo e capacità di misurarne gli effetti.
Da questa consapevolezza è nata l’Esplorazione “Welfare del tempo in azienda”, realizzata nell’ambito del Congresso AIDP di Padova. Un laboratorio partecipativo, con circa 80 persone coinvolte, pensato per spostare il confronto dal piano delle buone intenzioni a quello della progettazione concreta. La domanda di fondo era semplice solo in apparenza: il tempo è ancora una variabile operativa da gestire o può diventare una leva strategica di produttività, attrattività e sostenibilità?
L’Esplorazione, guidata e condotta da Simona Pietrasanta, ha scelto un taglio molto pratico. Non una lezione frontale, ma un percorso costruito per attivare l’aula: un primo sondaggio con Kahoot, una nuvola di parole sulle aree di intervento percepite come più significative, il confronto con Francesco Alifano di ADAPT sulle evidenze di mercato e poi il lavoro in gruppo su un caso aziendale.
Il contributo di ADAPT ha aiutato a dare profondità al tema, evitando di ridurlo alla sola formula dello smart working o della settimana corta. Il punto non è copiare modelli, ma capire quali condizioni li rendono sostenibili: cultura manageriale, misurazione dei risultati, dialogo con gli stakeholder, coerenza con i processi produttivi e con le esigenze delle persone.
La parte più viva dell’esperienza è arrivata con il lavoro di gruppo. Ai partecipanti è stato chiesto di progettare iniziative di welfare del tempo per un’azienda manifatturiera: obiettivi misurabili, azioni attuabili in 30 giorni, stakeholder chiave, KPI e modalità di comunicazione. Una consegna volutamente concreta, quasi “da lunedì mattina”, per evitare che il tema restasse nel territorio delle aspirazioni.
Nel confronto sono emerse alcune consapevolezze forti. Il welfare del tempo funziona solo se non viene trattato come misura isolata. Ha bisogno di essere collegato all’organizzazione del lavoro, alla fiducia, alla responsabilità dei capi, alla capacità di misurare non solo la presenza ma il valore prodotto. È emerso anche un punto delicato: senza criteri chiari, il tempo rischia di diventare una promessa diseguale, accessibile ad alcuni ruoli e negata ad altri. Per questo progettare welfare del tempo significa anche interrogarsi su equità, fattibilità e impatto reale.
Un ringraziamento particolare va al team che ha contribuito alla progettazione e alla gestione dell’Esplorazione: Stefano Bolcato, Alvise Nicolazza, Andrea Arrighi e Giorgia Franceschini, insieme a quanti hanno supportato la costruzione del format e la regia dell’interazione in aula. La qualità dell’esperienza è passata anche da questo lavoro silenzioso: preparare le domande giuste, curare i tempi, rendere semplice ciò che organizzativamente semplice non è.
Il messaggio più utile che l’Esplorazione lascia alla comunità HR è proprio questo: il welfare del tempo non si misura dalla quantità di flessibilità concessa ma dalla qualità delle scelte che rende possibili. Quando è progettato con metodo, non sottrae valore all’impresa. Aiuta a produrlo in modo più maturo.
Di Simona Pietrasanta, socia AIDP Lombardia
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