L’esperienza al Congresso Nazionale AIDP conferma un cambio di paradigma: la salute non è più un benefit accessorio, ma una leva strategica per la crescita delle organizzazioni.
Partecipare al 55° Congresso Nazionale AIDP come Main Partner è stato, prima ancora che un’occasione di confronto, un importante momento di ascolto.
In questi giorni abbiamo incontrato centinaia di professionisti delle Risorse Umane, ascoltato esperienze, raccolto riflessioni e percepito un cambiamento ormai evidente: la salute non è più considerata un tema esclusivamente sanitario o un benefit aziendale, ma una leva strutturale per la competitività, il successo e la longevità sana delle organizzazioni stesse.
La non-salute ha un costo
Negli ultimi anni abbiamo imparato a misurare produttività, engagement e retention.
Oggi è necessario iniziare a misurare anche il costo della non-salute. Uno studio pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine stima che la non-salute possa costare ai datori di lavoro tra 3.999 e 20.683 dollari per dipendente all’anno. Circa l’89% di questo costo non è legato all’assenteismo, bensì al presenteismo, al burnout e alla conseguente riduzione della produttività.[1]
Allo stesso tempo, l’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro evidenzia che ogni euro investito in programmi di promozione della salute nei luoghi di lavoro può generare un ritorno compreso tra 2,5 e 4,8 euro per l’organizzazione, principalmente grazie alla riduzione dell’assenteismo e dei costi associati. [2]
Numeri che dimostrano come la salute delle persone non sia un tema solo individuale, ma una variabile che incide direttamente sulla capacità delle organizzazioni di creare valore.
I dati confermano un bisogno reale
Ogni giorno lavoriamo al fianco di aziende italiane molto diverse tra loro. Questo ci offre un osservatorio unico: vedere il cambiamento non quando è già avvenuto, ma mentre sta prendendo forma.
Le oltre 600.000 persone di cui Dr.Feel si prende cura hanno accesso a un Team Medico personale che le accompagna nella gestione della salute in modo semplice, continuativo e personalizzato: dall’assistenza sanitaria immediata via chat alle videovisite con Medico Personale o Pediatra disponibili 7 giorni su 7, dalla prenotazione di visite ed esami attraverso una rete di 30.000 medici e specialisti e 4.800 strutture sanitarie convenzionate fino ai percorsi di benessere dedicati a nutrizione, salute mentale, attività fisica, salute femminile e molto altro.
Ogni interazione contribuisce ad arricchire un patrimonio di oltre un miliardo di dati, che ci permette di osservare con una profondità senza precedenti lo stato di salute della popolazione lavorativa italiana.
Il quadro che emerge è chiaro: esiste un enorme bisogno di salute, prevenzione e accompagnamento.
Ma emerge anche un secondo elemento, altrettanto importante. Quando le aziende mettono a disposizione strumenti semplici, accessibili e continuativi, le persone rispondono. Nelle organizzazioni che hanno introdotto Dr.Feel registriamo, infatti, livelli di adozione che raggiungono fino al 60-70%.
Ciò significa che il problema non è convincere le persone a prendersi cura della propria salute, piuttosto aiutarle a fare il primo passo.
La tecnologia al servizio di una salute sempre più accessibile e su misura
È proprio qui che la tecnologia può fare la differenza.
Troppo spesso si pensa alla salute digitale come a una sostituzione della relazione umana.
La mia convinzione è esattamente opposta. Il valore della tecnologia non sta nel rimpiazzare medici o professionisti della salute, ma nel facilitare l’accesso a percorsi di prevenzione, semplificare l’esperienza delle persone e mettere a disposizione informazioni che consentano ai professionisti di accompagnarle in modo ancora più efficace e personalizzato.
L’innovazione non è il fine. È ciò che rende la salute più vicina, continua e accessibile.

Dr.Feel Health Scan® Mirror: la salute inizia dalla consapevolezza
Questa riflessione ha trovato una conferma molto concreta proprio durante il Congresso. Oltre 300 partecipanti hanno scelto di fermarsi al nostro spazio per effettuare il Dr.Feel Health Scan® Mirror, il nostro specchio digitale che, grazie ad AI e tecnologia TOI (Transdermal Optical Imaging), in 30 secondi restituisce una fotografia dello stato di salute e benessere della persona, analizzando parametri come età fisiologica, salute metabolica, salute cardiaca, rischio di malattie cardiovascolari e livello di stress mentale, trasformando dati complessi in insight immediatamente comprensibili e azionabili.
Ma l’aspetto più significativo non è il numero di persone che hanno scelto di provare il Dr.Feel Health Scan® Mirror. È l’interesse autentico che abbiamo visto nascere attorno a un’idea di salute più accessibile, preventiva e personalizzata.
Tutte le persone hanno poi voluto approfondire i risultati con i nostri infermieri, gli Health Manager, comprendere meglio il proprio stato di salute, identificare le aree su cui intervenire e capire quale potesse essere il primo passo per migliorare il proprio stile di vita.
È proprio questo ciò che mi ha colpito di più. Le code davanti allo stand non raccontavano semplicemente l’interesse per una tecnologia innovativa, ma un bisogno molto più profondo: quello di essere accompagnati verso una maggiore consapevolezza.
Il ruolo delle aziende come abilitatori di salute
Prendersi cura della propria salute è una scelta individuale. Tuttavia, le aziende possono fare qualcosa di fondamentale: rimuovere gli ostacoli che troppo spesso impediscono alle persone di iniziare, creando strumenti, opportunità e una cultura che rendano salute e benessere parte della quotidianità.
Quando un’organizzazione rende più semplice prendersi cura di sé, il beneficio va ben oltre il benessere individuale: si traduce in persone più sane, coinvolte e resilienti, e quindi in organizzazioni più solide, innovative e capaci di creare valore nel tempo.
È questa la visione di Corporate Longevity in cui credo e che ho raccontato durante il mio intervento in Plenaria: un approccio che considera la salute delle persone una componente strutturale della sostenibilità e della competitività delle organizzazioni.
La sfida, oggi, è passare dai principi alle azioni. Significa mettere a disposizione delle persone strumenti innovativi, come Dr.Feel, che rendano la salute facilmente accessibile nella vita di tutti i giorni, promuovere programmi di prevenzione e percorsi dedicati agli stili di vita e creare un contesto in cui prendersi cura di sé diventi semplice, naturale e continuo.
Ma significa anche iniziare a misurare ciò che conta davvero. Per questo, durante il mio intervento, ho lanciato una provocazione: perché non inserire lo stato di salute e benessere delle persone tra i KPI dell’MBO dei manager? Se chiediamo ai leader di raggiungere obiettivi economici, di engagement o di sostenibilità, perché non responsabilizzarli anche sulla capacità di creare ambienti che favoriscano la salute delle persone? Ciò che viene misurato diventa una priorità.
È questo l’obiettivo che guida ogni giorno il lavoro di Dr.Feel: supportare le più importanti aziende, assicurazioni e fondi sanitari nel trasformare la salute in una leva strategica, attraverso un ecosistema che integra assistenza medica, prevenzione, percorsi di benessere e stile di vita.
La Corporate Longevity non rappresenta semplicemente il futuro del welfare aziendale, ma un modo completamente nuovo di concepire la crescita. Perché le organizzazioni che sapranno durare nel tempo saranno quelle capaci di considerare la salute delle persone non come un benefit, ma come una responsabilità manageriale, una metrica di successo e il presupposto per costruire valore sostenibile.
[1] https://www.ajpmonline.org/article/S0749-3797(25)00023-6/abstract
[2] https://osha.europa.eu/sites/default/files/motivation-employers.pdf

Alessandro Fazio
CEO di Dr.Feel
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