Ma è proprio vero che i direttori del personale sono cinici? Oltre i luoghi comuni: la versione di Alberto Talu

Ma è proprio vero che i direttori del personale sono cinici?

Forse, nel mondo del lavoro, è uno dei luoghi comuni più diffusi e sentiti da tutti. E come tutti i luoghi comuni ha probabilmente uno sfondo di verità che, per fortuna, si scontra con la pratica quotidiana di quanti, con rigore, equilibrio e gentilezza, portano avanti un lavoro complesso, a volte scomodo, mai banale.

È il caso certamente di Alberto Talu, direttore del personale della Ganassini, scomparso nel gennaio scorso, a 53 anni. Se n’è andato come viveva: in movimento, con lo sguardo rivolto avanti, fedele al proprio passo, mentre si preparava per la sua prossima maratona. È difficile dire chi fosse Alberto con le parole giuste. Era competente e rigoroso, ma mai freddo. Determinato, mai duro. Professionale, eppure profondamente umano. Aveva il raro talento di tenere insieme chiarezza e cura, fermezza e ascolto. Non girava intorno alle cose, non indossava maschere gentili: rispettava davvero chi aveva davanti, e lo faceva con una forma di onestà che oggi riconosciamo come la sua cifra più preziosa. Come negoziatore sapeva trovare strade che non umiliavano nessuno. Come responsabile delle persone sapeva vedere prima gli esseri umani e poi i ruoli. Per questo era stimato. Da otto anni lavorava presso la casa farmaceutica Istituto Ganassini ed era diventato un riferimento silenzioso ma solido per tutta l’organizzazione. In una lettera scritta per salutarlo, i suoi colleghi avevano scritto che “il dottor Talu è stato un esempio di integrità e umanità verso ciascuno di noi e verso tutte le persone che hanno scelto ogni giorno di lavorare con lui”. Parole semplici, definitive nelle quali ci identifichiamo pienamente.

La sua storia professionale racconta di una vocazione ampia: dagli inizi in Coop Lombardia e AstraZeneca, passando per Vodafone, fino alla responsabilità HR in Elior Italia e poi in Istituto Ganassini. Ovunque ha portato la stessa miscela rara: competenza, curiosità, apertura al mondo. E non era solo un direttore del personale. Era un uomo, runner, cuoco, velista, subacqueo. Una persona che non riduceva la vita a una funzione, ma la attraversava tutta, con appetito e leggerezza. Lo ricordiamo così: allegro, scanzonato, innamorato dell’esistenza. Rispettava le persone con cui lavorava come amava sinceramente e discretamente le persone della sua vita, con le quali sapeva costruire tempo buono, tempo pieno, tempo che resta. Mi piace ricordarlo davanti alla Cinémathèque di Tangeri, con un caffè marocchino tra le mani, mentre osserva il mondo passargli davanti senza fretta, con rispetto e con quella sua ironia lieve, che non feriva mai.

Ora Alberto sta facendo un altro viaggio, non credo l’ultimo. Chi ha lavorato con lui sa che esiste un modo giusto di esercitare autorità: senza perdere l’anima, alla faccia dei luoghi comuni. Persone come Talu sono la prova concreta che si può essere HR manager, senza cinismo, senza imbrogli, senza false promesse o sotterfugi.

Arrivederci, Alberto. Al prossimo porto.

di Massimiliano Santoro

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